RURBANICHE

Le parole di Alberto Di Raco non rischiano mai la sepoltura nella pagina come la sua poesia non viene annullata dal reale-vita e ricacciata verso i ristretti orizzonti propri a tante esperienze discutibili della poetica (o non poetica) del secondo Novecento. Una poesia che rompe il silenzio sui veri problemi, parola-sintomo riconoscibile nelle azioni della quotidianità. E rompe le congiura delle compromissioni, dei gesti inutili, delle paternità indecorosamente attribuite…

Un rapporto sull’uomo (elaborato all’interno di un tessuto sconnesso sociale) che si nutre di realtà “vera”. Il poeta non può esserne fuori! Una costruzione dentro il cui metodo è tratto dal continuum linguistico di prima linea.

Leonardo Mancino


ESTRATTO:

ALBA URBANA
Rami di nebbia strangolano
i gorghisuoni fra gli alberi che cadono
a pezzi sull’asfalto e macchiano
di sangue i marciapiedi freddi del mattino,
saturo ancora dei suoni
intorpiditi della notte che stanno
alle fermate dell’autobus, attendendo
le prime corse dell’alba toglienti
a grappoli le effimere fungaie dell’asfalto
verso altri muri altri torpori altro asfalto;
e più sono raschiati e più ricrescono, come
nati dal buio agonizzante, gli uomini-piante.


RECENSIONI:

Dalla prefazione di Paolo Volponi
“La tua struttura oggettiva, forte per le cose stesse che vede e che dispone, narrativamente, ma sempre sostenuta dalla qualità contraria e allusiva della poesia. Quindi al di là di ogni sociologico inerte conta il recupero dei miti, la loro frantumazione sul piano quotidiano…”


Presentazione presso libreria Croce di Roma il 29/2/1976 a cura di C.Barberis, M.Lunetta, L.Mancino, W.Pedullà


Giovanni Raboni, La Stampa – Tuttolibri n.19, 13/31976
“ Un sistema di figurazioni concrete e appena sbilenche, un disegno metrico – sintattico rigorosamente medio, ma non privo di solennità, situano questa poesia nell’ambito di un realismo metafisico che può far pensare, da un lato alla scuola lombarda (da Sereni a Majorino), dall’altro all’infinita attualità di T.S:Eliot. Ma vorrei sottolineare, nello stesso tempo, l’autonomia espressiva di Di Raco, che una storia già abbastanza articolata ci autorizza a porre tra le personalità poetiche più notevoli della sua generazione.”


C.Barberis, Terra e Vita, 1/5/1976


Piero Dallamano, Dalla città alla campagna, Libri Paese Sera, 7/5/1976
“ …questo di Di Raco è un pessimismo totale, accettato con stoicismo, senza consolazioni ed evasioni…ed è ciò che rende questa poesia così sgombra di illusione ed insieme risentita, furente nel gridare (ma a chi?) la propria umana protesta.”


A.Paolini, Lotta con le cose, Corriere della Sera, 16/5/1976


Tuttolibri, 1° canale, 21/6/1976


M.Lunetta, Il verso tiene, Il Messaggero, 13/8/1976
“La sua è un immersione violenta e lucida nel magma urbano, in un universo abitato da uomini e cose stravolti, spettrali, privi di identità…con la bussola di un linguaggio che tende nei momenti più intensi a un impasto grigio, cretaceo, di grande forza fantastica, tenuto su una scala di registri stilistici assai composita, dal colloquiale al tecnico, dallo scientifico al vernacolare, e finisce per esplodere in uno spazio metafisico, di una metafisica laica, crudelmente terrestre, tremendamente contemporanea.”


L.Mancino, Il poeta e la rottura dei feticci urbani, “Rapporti”, Roma dicembre 1976


Primo Levi, lettera privata, 31 dicembre 1976
“Caro Di Raco, le sue poesie sono belle: questo Le sembrerà un giudizio magrolino, ma Le dirò che in generale a me le poesie (anche quelle che io stesso ho scritto molti anni fa) non sembrano belle affatto. Mi sembrano estranee e inerti, anche inutili, e le Sue invece no; ci si sente dietro la lunga ombra di una cultura che è entrata nel sangue, e di una sensibilità e umanità che il nostro ambiente così impoetico ha affinate invece di logorarle.”


 

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Informazioni aggiuntive

Ttitolo

RURBANICHE

Autore

Alberto Di Raco

categoria

Poesia

casa-editrice

Lacaita Editore

anno-di-pubblicazione

1975

Numero di Pagine

63