POEMA – REPARTO ANIME

ESTRATTI:

Dal canto  I
Camminava e col vento cadde ogni pensiero,
sentì i propri passi e cominciarono a entrare
dalle sue palpebre rari visi. Una donna
emanava metalli dalle proprie guance,
e le labbra sanguinolente si muovevano
mutamente appena. All’altro angolo si mosse
un cespuglio rossiccio con tratti azzurri
sul volto seminascosto da un giubbotto
nero con collopelliccia; e un nero appoggiò
il braccio destro lungoinalto lo spigolo
di un bar, esibendo il viso rotondo
dolcissimo su un corpo atletico possente.

Il vento era calato e all’improvviso enormi
vetusti alberi della strada copriva carichi
di foglie verdissime squillanti sul nero
dei tronchi ieri ancora sembianti morti.

Dal canto  II
A nord c’è il vuoto il buio ed il vuoto a sud il vento
e alla sua destra, alla sua sinistra il vento a sud
il vuoto ed il buio c’è nel suo passato e nel suo
presente e nel suo futuro che frana verso il passato
inarrestabile la vasta arteria periferica rotola notturne
le luci dei camion avanti indietro i visi disfatti
della gente tagliati gialli tagliati verdi e i tram,
e i camion i fari i visi le mani pelose il silenzio
delle bocche si ferma, alle maree del tempo trapassate
da luci inerti ormai, ai gorghi tenaci ormai
irrigidite nei riflessi galattici degli occhi.

Egli, dopo aver a lungo vissuto ma poco avendo
visto e sperimentato, carico dei suoi giorni
consunti ma ancora voglioso di cose nuove
considera con mente imparziale il passato
e il futuro, strascinando ancora la speranza
con le sue scarpe storte. Folla luminosa di fari
scorre gli viene incontro l’asfalto lucido
di nebbia folla in lento progressivo movimento
s’allontana ritorna come nel tempo s’allontana
il tempo nella sua vita, e si dirada svelando
lontananti spazi. E nel presente, in un solo
limitato punto precipita la pioggia di anni
senza eventi lo bagna e lo lascia deserto avanti
a una porta che s’apre ogni sera alla stessa ora
nel buio varco di donna che guizza lampi severi
e protegge i suoi passi ancora incerti nell’acqua.


RECENSIONI:

Mario Lunetta, dalla post-fazione al Poema
“…lo spessore del discorso di Di Raco si incarna efficacemente nella sua cadenza ritmica e sonora con effetti straordinari di musica cupa e atonale, capace di emergere come un basso continuo dal magma dei correlativi oggettivi che, con energia eliotiana, si intessono continuamente…in un paesaggio di macerie, di rifiuti, di memorie spersonalizzate…”


RAI, rubrica “Pagine sparse”, 1994
“…Di Raco si può considerare, per la poesia, quello che Volponi è stato per la narrativa: uno scandaglio vigilissimo nel dilagare dell’organizzazione consumistica e tecnologica…”


RAI – Teleregione Veneto, rubrica “Librinovità”


Giorgio Bárberi Squarotti, 24 agosto 1994
“…C’è dentro qualcosa di eliotiano, trasferito in ambito industriale e metropolitano attuale che ne fa la rappresentazione della terra desolata di questa conclusione del secolo.”


Presentazione del libro presso libreria Gangemi di Roma il 13/3/1995 a cura di M.Lunetta, W.Pedullà, C.Sartori


M.Lunetta, Et dona ferente (saggi sulla poesia italiana contemporanea), Edizioni del Girasole, Ravenna 1996


Giorgio Luzzi, in “La cultura del novecento in Piemonte: un bilancio di fine secolo”, Atti del Convegno 5-8 maggio 1999, San Salvatore Monferrato, ed.”Piemonte e Letteratura” 2001
“…è una impressionante successione di prose onirico – allegoriche e di versi liberi di forte suggestione prosodica…il paesaggio percepito è unicamente un paesaggio sporco, invernale, uniforme: un paesaggio industriale senza ritorno. Il viaggio è un viaggio industriale. Industriale è il sogno – incubo di liberazione in eccesso nell’eros…”


 

Informazioni aggiuntive

Ttitolo

POEMA – REPARTO ANIME

Autore

Alberto Di Raco

categoria

Poesia

casa-editrice

Edizioni del Leone

anno-di-pubblicazione

1994

Numero di Pagine

65